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1 edizioni da esplorare · futuro, live e passato
2023AXE Ceremonia 2023
Numeri, sede e abitudini di casa
AXE Ceremonia occupa un posto molto particolare nella storia recente dei festival messicani. Non nacque come copia locale dei grandi eventi internazionali, ma come una scommessa sul futuro: portare in Messico artisti ancora in piena espansione, mescolare scene che normalmente non convivevano nello stesso cartellone e costruire uno spazio in cui il pubblico giovane potesse sentirsi più vicino a ciò che stava accadendo nella musica globale. Fin dalla prima edizione del 2013, Ceremonia si è guadagnato la reputazione di festival-curatela: un evento in cui i nomi più piccoli del lineup potevano dire sul futuro quanto gli headliner.
La sua origine al Centro Dinámico Pegaso, a Toluca, segnava già un’intenzione diversa. In un Paese dove i grandi concerti tendevano a concentrarsi a Città del Messico, Ceremonia proponeva un’esperienza fuori dal centro: più rituale che semplice concerto, più scoperta che calendario di hit. Il primo cartellone, con Animal Collective, Nicolas Jaar, Toro y Moi, Purity Ring, Oneohtrix Point Never, Justice DJ set, Little Jesus e Simpson Ahuevo, mostrava fin dall’inizio un’idea chiara: psichedelia, elettronica, indie, hip hop, progetti messicani emergenti e suoni di culto potevano partecipare alla stessa conversazione.
Con gli anni, quella conversazione è diventata più grande e più rischiosa. Ceremonia non è rimasto chiuso nell’indie standard. Ha aperto spazio a rap statunitense, elettronica da club, R&B, reggaetón alternativo, pop sperimentale, artisti latini, K-pop, corridos tumbados, produttori globali, dive pop, nomi di culto e fenomeni internet. Questa miscela, a volte improbabile sulla carta, è diventata la sua identità più forte. A Ceremonia poteva avere senso vedere Tyler, the Creator, Rosalía, Kendrick Lamar, Arca, Charli XCX, Natanael Cano, Massive Attack, Fred again.., Travis Scott, FKA twigs, James Blake, Jamie xx, Fuerza Regida, Peggy Gou o Tomorrow X Together dentro una stessa logica generazionale.
Il festival è stato importante anche perché ha capito presto che la musica non si consumava più attraverso tribù così chiuse. Il suo pubblico poteva passare da un set techno ai corridos tumbados, da un’artista pop d’avanguardia a un act hip hop, da una band indie a uno show K-pop. Questa elasticità lo ha reso più contemporaneo di molti festival più grandi. Ceremonia non cercava di ordinare il gusto giovanile; lo lasciava esistere nella sua forma caotica, digitale, bilingue, visiva, notturna e contraddittoria. Era un festival per persone che scoprono musica attraverso playlist, meme, club, TikTok, riviste, radio, feste queer, piccoli concerti e palchi internazionali allo stesso tempo.
L’arrivo al Parque Bicentenario dopo la pausa pandemica gli ha dato un’altra scala. Città del Messico non era più soltanto il mercato vicino: diventava il palcoscenico naturale del festival. Nel 2024, con Kendrick Lamar, LCD Soundsystem, Fuerza Regida, James Blake, Arca e Peggy Gou, Ceremonia ha raggiunto il suo punto più massivo e ha confermato di poter competere con i grandi eventi della capitale senza somigliare del tutto a loro. Mentre Corona Capital parlava più all’indie globale e Vive Latino al rock e alla musica iberoamericana, Ceremonia occupava un’altra corsia: curatela giovane, diversa, fashion, alternativa e globalizzata.
L’edizione 2025 è stata segnata da una tragedia impossibile da separare dalla sua storia. Durante la prima giornata è crollata una struttura metallica e sono morti due fotogiornalisti, Berenice Giles e Miguel Ángel Rojas. La seconda giornata è stata sospesa dalle autorità e il festival è entrato in una fase di indagine, lutto pubblico e domande profonde su sicurezza, operazione e responsabilità. Per una scheda editoriale, questo dato va trattato con rispetto e chiarezza, senza morbosità, perché fa parte dello stato attuale del festival e spiega perché il suo futuro sia diventato incerto.
Eppure, ridurre Ceremonia soltanto a quel finale recente significherebbe cancellare più di un decennio di impatto culturale. Per anni è stato una delle finestre più importanti per capire dove si stava muovendo la musica giovane in Messico. Prima che certi artisti diventassero enormi, Ceremonia li aveva già messi in dialogo con il pubblico locale. Il suo valore stava nel rilevare cambiamenti di sensibilità: dall’indie al club, dal rap alternativo al mainstream, dal pop sperimentale alla cultura di massa, dal regional messicano ai cartelloni internazionali.
AXE Ceremonia va registrato come festival messicano di musica alternativa e cultura contemporanea, con status pausato o di futuro incerto dopo il 2025. La sua importanza sta nell’aver creato un linguaggio proprio dentro l’ecosistema dei festival di Città del Messico: meno nostalgia, più presente; meno generi chiusi, più miscela; meno cartellone prevedibile, più scommessa. Nella sua versione migliore, Ceremonia è stato una bussola di ciò che sarebbe arrivato dopo.
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