Classifica
#62
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1.6 M
13 edizioni da esplorare · futuro, live e passato
Numeri, sede e abitudini di casa
Bonnaroo Music & Arts Festival è uno dei festival statunitensi che capisce meglio l’idea di sparire per qualche giorno dal mondo reale ed entrare in una comunità temporanea. A Manchester, Tennessee, su una grande fattoria che i partecipanti chiamano semplicemente The Farm, Bonnaroo non si vive come una serie di concerti separati, ma come una piccola città improvvisata dove musica, camping, caldo, amicizia, notti lunghe e scoperta si mescolano fino a diventare inseparabili. Il suo nome viene dall’universo musicale di Dr. John e di New Orleans, e questa radice dice già qualcosa di importante: Bonnaroo ha sempre avuto qualcosa di festa del Sud, di jam, di celebrazione libera e di “buon momento” portato a una scala enorme.
La prima edizione, nel 2002, arrivò con una forza inattesa. Riunì decine di migliaia di persone ed era molto legata alla scena jam band, al rock da strada, all’improvvisazione e a una cultura di fan disposti a viaggiare, campeggiare e seguire la musica per vari giorni. Ma Bonnaroo non rimase chiuso in quella radice. Con il tempo è diventato uno dei grandi festival multigenere degli Stati Uniti, capace di accogliere rock, folk, hip-hop, elettronica, soul, funk, jazz, Americana, bluegrass, pop, indie, country alternativo, reggae e suoni sperimentali senza che la miscela sembri forzata.
L’esperienza comincia molto prima del primo set importante. Bonnaroo significa preparare il campo, arrivare a Manchester, entrare nel terreno, trovare il proprio spazio, montare ombra, controllare il ghiaccio, sopravvivere al sole del Tennessee e accettare che per quattro giorni la vita funzionerà con altre regole. Il festival ha un rapporto molto speciale con il camping perché lì si costruisce gran parte della memoria. Non tutto succede davanti al palco. Succede anche tra tende, vicini appena conosciuti, colazioni improvvisate, docce cercate come tesori, lunghe camminate e conversazioni strane alle tre del mattino.
Centeroo è il cuore del festival, ma Bonnaroo si capisce meglio camminandolo. I nomi dei suoi palchi —What Stage, Which Stage, This Tent, That Tent, The Other Stage— hanno già qualcosa di gioco interno, quasi come se il festival sapesse che ti perderai, ti confonderai e riderai dei tuoi percorsi. In un giorno puoi passare da una band rock a un DJ, da un rapper a un set folk, da un atto soul a una sessione elettronica notturna. Questa ampiezza rende Bonnaroo ideale per chi non vuole che il proprio gusto musicale viva in una sola scatola.
Una delle sue tradizioni più amate è lo spirito di collaborazione. Bonnaroo è famoso per i suoi SuperJam, per incontri improbabili tra artisti, set speciali e momenti che sembrano pensati per chi era davvero lì, non per essere ripetuti perfettamente online. È parte della sua magia: Bonnaroo premia chi resta sveglio, chi continua a camminare, chi entra a vedere qualcosa senza sapere bene cosa sia. Spesso il ricordo migliore non è l’headliner che tutti aspettavano, ma lo show scoperto perché stavi passando e qualcosa ti ha attirato.
Anche il pubblico, i Bonnaroovians, definisce la personalità del festival. Esiste una forte cultura di positività, aiuto reciproco e appartenenza. Non significa che tutto sia perfetto: ci sono caldo pesante, stanchezza, polvere, fango se piove, file, bagni complicati, orari che si sovrappongono e quel tipo di logoramento fisico che capisce solo chi ha passato vari giorni in un festival di camping. Ma proprio per questo la comunità conta. Le persone imparano a condividere, prendersi cura dei vicini, orientarsi, idratarsi, cercare ombra e celebrare piccole vittorie come ritrovare gli amici tra migliaia di persone.
La sua storia recente ha mostrato anche la fragilità dei grandi festival all’aperto. Bonnaroo è stato cancellato nel 2020 per la pandemia, nel 2021 per inondazioni e nel 2025 per maltempo severo dopo essere già cominciato. Quelle interruzioni hanno colpito forte perché Bonnaroo non è solo un evento con biglietti e palchi; per molti partecipanti è una tradizione annuale, un appuntamento emotivo con The Farm. Il ritorno del 2026, con nomi come The Strokes, Skrillex, Rüfüs Du Sol e Noah Kahan, ha rimesso il festival nel suo ruolo naturale: un raduno grande, diverso e profondamente comunitario dove la musica è la scusa per vivere alcuni giorni in un altro modo.
Bonnaroo è un festival di resistenza, curiosità e convivenza. Il suo fascino non sta nella comodità perfetta, ma nell’avventura: camminare sotto il sole, ballare fino a tardi, scoprire artisti, stancarsi con gli amici, perdere un set perché si è rimasti a parlare con sconosciuti e sentire che, per qualche giorno, una fattoria del Tennessee diventa un mondo proprio.
Linea del tempo
Un artista all'anno, il migliore in classifica
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2 edizioni · 2023–2026
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