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ROCK - INDIE - POP
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7.3 M

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2027
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Lineup in arrivo — lo pubblichiamo appena confermato.
40 edizioni da esplorare · futuro, live e passato
2027Glastonbury 2027
Numeri, sede e abitudini di casa
Glastonbury non è soltanto un festival. È un villaggio temporaneo, una leggenda infangata, una città di musica, politica, teatro, circo, fede, stanchezza, eccesso e comunità costruita su una fattoria. Tutto comincia nel 1970 a Worthy Farm, vicino a Pilton, nel Somerset, quando Michael Eavis decide di organizzare il proprio festival dopo essere stato ispirato da un evento blues a Bath. La prima edizione attirò 1.500 persone, costava £1 e includeva latte gratuito della fattoria. Vista da oggi, con centinaia di migliaia di persone che attraversano quei campi, quell’origine sembra quasi impossibile: uno dei festival più influenti al mondo è nato in modo rurale, intimo, quasi artigianale.
Proprio questo fa parte del suo fascino. Glastonbury non ha mai perso del tutto la sensazione di accadere in un luogo reale. Non è un parco musicale costruito da zero, né un terreno aziendale che sparisce senza tracce dopo il weekend. È Worthy Farm: una fattoria lattiera che, per qualche giorno, scambia mucche con tende, sentieri di terra, palchi, bandiere, stand di cibo, volontari, famiglie, artisti, attivisti, bagni impossibili, stivali da pioggia e persone che camminano con lo sguardo di chi sa già che non riuscirà a vedere tutto. Glastonbury non si visita soltanto. Si attraversa, si sopravvive, si fraintende, si ritrova e si ricorda a frammenti.
La prima Pyramid Stage apparve nel 1971 e con il tempo divenne uno dei simboli più riconoscibili della cultura festivaliera. Ma ridurre Glastonbury a quel palco significherebbe non capirlo. La Pyramid è il centro cerimoniale: il luogo delle folle gigantesche, degli headliner storici e delle immagini che fanno il giro del mondo. Ma la vera personalità del festival sta nella sua espansione orizzontale. C’è musica ovunque, ma anche teatro, comedy, circo, cabaret, dibattiti, spoken word, spazi politici, aree di cura, mondi notturni e angoli strani in cui si finisce a vedere qualcosa che non si sarebbe mai cercato. Glastonbury premia la curiosità e punisce dolcemente chi crede nel programma perfetto.
Musicalmente, la sua identità è enorme e irrequieta. Glastonbury è stato rock, folk, elettronica, reggae, punk, pop, hip-hop, soul, jazz, suoni globali, cultura rave, indie, nostalgia e futuro. Non è un festival di genere. È una fotografia viva della cultura musicale britannica e internazionale, capace di mettere sullo stesso terreno leggende, artisti nuovi, performance politiche, popstar, band di culto e scoperte inattese. Nel 2025, la Pyramid Stage ha avuto come chiusure principali The 1975, Neil Young and The Chrome Hearts e Olivia Rodrigo, con Rod Stewart nel tradizionale slot della leggenda della domenica. Questa combinazione racconta molto: giovinezza, memoria, chitarre, pop, storia e canto collettivo.
Partecipare a Glastonbury significa accettare il conflitto permanente. C’è sempre un artista che suona nello stesso momento di un altro. C’è sempre un palco troppo lontano. C’è sempre fango possibile, caldo improvviso, pioggia che trasforma i sentieri in prova morale e un amico che vuole andare esattamente nella direzione opposta. Qualcuno vuole l’Other Stage, qualcuno West Holts, qualcuno è sparito a Shangri-La e qualcuno ha solo bisogno di sedersi. Il festival è fatto di decisioni sbagliate che poi diventano le storie migliori. Puoi perdere un headliner e trovare il set della tua vita in una piccola tenda. Puoi pianificare tre ore e finire per seguire una brass band, una processione assurda o un basso che arriva da un campo invisibile.
Ciò che rende Glastonbury diverso è che il suo spirito non si ferma all’intrattenimento. Dai primi anni Ottanta, quando si legò alla Campaign for Nuclear Disarmament, il festival conserva un rapporto forte con cause sociali, ambientali e umanitarie. Oxfam, Greenpeace e WaterAid fanno parte della sua architettura morale tanto quanto i palchi fanno parte della sua mappa. Questo non lo rende puro né perfetto. È enorme, costoso, complicato e pieno di contraddizioni. Ma mantiene un’idea potente: la musica può convivere con coscienza, protesta, comunità e responsabilità.
Nel 2026 Glastonbury non si svolge, perché il festival prende un anno di pausa per far respirare la terra e l’organizzazione. Anche questo dice molto. Persino i miti hanno bisogno di riposo. Tornerà nel 2027, con la corsa ai biglietti, le voci, gli stivali, le camminate infinite, le albe strane e le storie che non si credono finché non si vivono. Glastonbury non è solo vedere concerti. È entrare in una versione alternativa del mondo dove, per cinque giorni, la musica sembra capace di riorganizzare la vita.
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1 edizioni · 2023
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1 edizioni · 2023
Copertura editoriale collegata per relazione.





