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Il S-Bahn verso est non lascia nessuno su una riva: arriva in Landshamer Straße 11, dove l’Olympische Reitanlage Riem è ancora quello per cui fu costruita, un complesso equestre olimpico con tribune per cavalli e giudici. Dalle undici alle ventidue quel terreno storico — lo stesso insieme di Riem che ha ospitato anche Greenfields — diventa il grande appuntamento di giugno della serie Isle of Summer. Polvere, cielo aperto e larghezza di ippodromo dicono subito che non si è sulla Praterinsel e non si è in un after da spiaggia. È una giornata intera di house e techno all’aperto, sul bordo orientale di Monaco.
Isle of Summer Festival è la data che chiede più superficie. Permanent Entertainment GmbH tiene la serie dal 2010, prima sulla Praterinsel con fino a quattro date l’anno, poi stabilizzata su tre appuntamenti di stagione. Questo giorno di giugno è quello che ha lasciato l’isola intima per un campo. Non è l’Opening di aprile né il Beach di agosto lungo il bacino di canottaggio olimpico; è il pomeriggio in cui la folla è abbastanza larga da far sì che camminare tra bar, palchi e zone d’ombra entri nella coreografia.
La società lavora da Reichenbachstraße 33, nel Glockenbachviertel, con Bastian e Sebastian Schleich dietro un progetto che lo stesso organizzatore nel 2018 descrisse come nona stagione — conferma utile che l’avvio sta nel 2010. La continuità conta perché il pubblico ha seguito i trasferimenti invece di trattare ogni indirizzo come un marchio nuovo: Praterinsel, Optimolwerke chiuse nel 2018, Riem, Oberschleißheim. Alla Reitanlage il Festival eredita quella fedeltà e la traduce in scala: gli stessi due generi, un’altra geografia, un’altra esposizione al tempo, dalla tarda mattina alla sera.
Il venue scrive il racconto. L’infrastruttura equestre olimpica porta la memoria dei Giochi e di una cintura fieristica a est della città. In Landshamer Straße si vedono capannoni, recinzioni, un orizzonte suburbano che l’isola dei castagni sull’Isar non offriva. Condividere un terreno storico con Greenfields non trasforma la giornata in un weekend indie sotto tenda; ricorda soltanto che Riem sa già cos’è un recinto d’estate. House e techno qui hanno più aria, e più distanza tra i corpi, che su un’isola del centro.
La programmazione si capisce meglio se si immagina un campo di giorno e non un club alle quattro del mattino. Fritz Kalkbrenner ha portato quella house cantata e melodica che riempie un terreno aperto senza aspettare il buio; DJ Koze ha portato l’elegante stranezza che impedisce a un pomeriggio di giugno di essere solo una sequenza di picchi; Lexy & K-Paul ricordano il ponte berlinese tra pop elettronica e pista; Guy Gerber tiene il groove ipnotico lungo, che ha bisogno di ore di sole per dispiegarsi. Quei nomi non sono decoro. Spiegano come una data da ippodromo possa tenere un pubblico misto — abituali da club e gente venuta a passare la giornata — senza inventare un terzo genere accanto a house e techno.
C’è anche uno strato più radiofonico che sta alla scala. Robin Schulz e Bakermat, su cartelloni di questo appuntamento, stanno per la house che una grande città riconosce al primo ascolto: melodie che viaggiano, drop che non chiedono militanza techno. Su un sito da ippodromo non è una concessione turistica; è il modo in cui una giornata dalle undici alle ventidue evita di spaccarsi in tribù. Chi entra a mezzogiorno e chi arriva a metà pomeriggio condivide ancora una lingua ritmica, anche se poi ciascuno deriva verso il lato più secco o più cantato del programma.
L’esperienza del pubblico è una giornata intera all’aperto, sotto il sole di giugno, su un campo senza brezza di lago. Si cammina più che sulla Praterinsel: il piano equestre impone tragitti tra zone, la caccia all’ombra vicino alle tribune o ai capannoni, e la decisione se mangiare sul posto o arrivare già riforniti. Non c’è after da spiaggia né corsa fino all’una: alle ventidue il sito si spegne e Monaco-Riem torna quartiere. Quell’orologio definisce il carattere. Chi vuole la curva intera, dal riscaldamento di mezzogiorno al picco del tardo pomeriggio, entra presto. Polvere, caldo e assenza d’acqua come paesaggio — a differenza di Oberschleißheim — si leggono nei vestiti e nel ritmo delle pause.
Un abbonamento di stagione della serie tratta già questo giorno come baricentro: non l’avvio familiare di aprile, non la chiusura vicino all’acqua. Permanent Entertainment tiene le tre date come un arco, e il Festival di Riem è il tratto in cui la comunità sembra più larga. Non va confuso con eventi omonimi della costa baltica, intorno a Rügen o Binz: l’isola del nome è una figura dell’estate bavarese, non una stazione del nord. Un solo giorno, house e techno, a est di Monaco, su un terreno pensato per i cavalli e, in quelle ore di giugno, prestato a un altro tipo di corsa.
Quel che resta, quando le regie tacciono in Landshamer Straße, non è la sbornia di una spiaggia né il segreto di un’isola urbana. È la sensazione di aver occupato un ippodromo olimpico per undici ore e di aver misurato la serie sul suo appuntamento più largo. Isle of Summer Festival esiste perché quella comunità di Monaco abbia un campo, non solo un pontile o un castagno, e perché house e techno di giugno si sentano alla scala che Riem permette e che la Praterinsel, per quanto bella, non poteva più dare.
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