Classifica
#153
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Quando
20–23 AGO 2026
Dove
Hasselt, Fiandre
Paese
Bélgica
Artisti in evidenza
Lineup in arrivo — lo pubblichiamo appena confermato.
Mancano
12 edizioni da esplorare · futuro, live e passato
Numeri, sede e abitudini di casa
Pukkelpop è una di quelle istituzioni europee che non hanno bisogno di un nome elegante per essere enormi. Il nome è strano, diretto, quasi adolescenziale, e ha senso: viene da una radice giovanile, da un impulso di scena, da un festival nato nel 1985 attorno a De Pukkel e all’energia degli Humanistische Jongeren van Leopoldsburg. Ciò che iniziò come iniziativa alternativa e locale è diventato uno dei punti più importanti dell’estate musicale belga, installato a Kiewit, Hasselt, con una scala massiccia e un’identità che non ha mai smesso di guardare verso i margini, anche mentre accoglie folle enormi.
La forza di Pukkelpop sta nella sua ampiezza senza perdita di carattere. Non è un festival di un solo genere né di una sola tribù. È rock alternativo, elettronica, hip hop, punk, pop, techno, metal, indie, drum and bass, garage, post-punk, soul, rap sperimentale, dance e scoperta giovane, tutto nello stesso ecosistema. Questa miscela potrebbe diventare caotica in mani meno sicure, ma a Pukkelpop ha una logica storica: il festival ha sempre funzionato come un radar generazionale. Ciò che sta esplodendo, ciò che sta salendo, ciò che resta culto, ciò che suona ancora strano e ciò che riempie già grandi palchi può trovarsi nello stesso weekend.
L’edizione 2026 conferma bene questa elasticità. Tyler, The Creator porta il cartellone verso hip hop contemporaneo, design visuale, rap autoriale e cultura pop inquieta. Florence + The Machine porta dramma, voce, comunione e un’epica emotiva che può crescere perfettamente in un grande festival. YUNGBLUD e Turnstile rappresentano forme diverse di energia giovane, punk, rock alternativo e catarsi fisica. Deftones collega il programma a una storia pesante, sensuale e atmosferica che attraversa metal, shoegaze e culto anni Novanta. Underworld, Soulwax, John Summit, Joy Orbison, Maribou State, Purple Disco Machine, Kerri Chandler e Pendulum DJ Set sostengono la linea elettronica, dalla rave alla house, dalla club culture belga alla techno, dal drum and bass alla nostalgia della pista.
Ma Pukkelpop non funziona solo grazie ai nomi grandi. Il suo vero valore sta negli incroci. Puoi vedere The Hives con la loro energia garage rock teatrale, passare poi a JPEGMAFIA e al suo rap abrasivo, cadere in un set di Wet Leg, ascoltare Kelis, ballare con Major Lazer, scoprire artisti belgi come Selah Sue & The Gallands, Aili & Orson, The Subs o Maria Iskariot, e finire la notte in una tenda dove l’elettronica sembra inghiottire il suolo. Questa convivenza tra internazionale e locale, massivo e scomodo, melodico e rumoroso, è parte centrale del suo DNA.
Anche Kiewit conta. Pukkelpop non è un festival urbano di parco né un’esperienza boutique in una tenuta curata. È un grande recinto festivaliero con campi, camping, movimento, polvere, possibile pioggia, grandi palchi, tende leggendarie e un pubblico che capisce l’evento come rituale annuale. Lì il festival si vive con un’energia molto belga: organizzata ma intensa, diversa ma con codici propri, aperta al mainstream quando serve, ma orgogliosa della sua tradizione alternativa. Per molte persone in Belgio e nei Paesi vicini, Pukkelpop non è solo un lineup: è una data fissa del calendario emotivo.
La storia del festival porta anche uno strato profondo di memoria. La tragedia del 2011, quando una tempesta severa colpì il sito, fa inevitabilmente parte del suo racconto. Non è un dettaglio decorativo né qualcosa da sfruttare narrativamente; è una ferita reale che il festival ricorda con rispetto. Questa memoria dà a Pukkelpop un rapporto particolare con la parola comunità. Dopo tanti anni, l’idea di “Pukkelpoppers” non indica solo partecipanti, ma una comunità che è cresciuta, ha sofferto, è tornata, ha ballato, ha ricordato ed è andata avanti.
L’esperienza reale può essere travolgente nel senso migliore. Ci sono giorni in cui il corpo salta tra chitarre, beat, fango, tende, fast food, amici persi, schermi enormi, scoperte improvvise e set che diventano conversazione al ritorno. Pukkelpop non pretende di essere delicato. Ha qualcosa di elettrico, giovanile, sudato, rumoroso e molto vivo. È un festival dove puoi arrivare per un headliner e uscire parlando di una band vista a metà pomeriggio; dove una tenda elettronica può essere importante quanto il main stage; dove il futuro della musica pop e alternativa appare mescolato a nomi che fanno già parte della storia.
Pukkelpop conta perché è riuscito a rimanere un’istituzione senza diventare museo. Continua a programmare con appetito, continua a invitare pubblici diversi, continua a connettere generazioni e continua a capire che la musica alternativa non è un genere fisso, ma un’attitudine in movimento. La sua immagine migliore non è solo una folla davanti a Tyler, Florence o Deftones; è Kiewit trasformato in città sonora per quattro giorni, con giovani che scoprono la loro prima grande band, veterani che tornano per abitudine ed emozione, DJ che accendono tende di notte e una comunità intera che ricorda che il rumore, quando è ben custodito, può essere anche casa.
Linea del tempo
Un artista all'anno, il migliore in classifica
Quelli che compaiono di più nelle edizioni di questa franchise.
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#2Reino Unido
1 edizioni · 2023
#3Nigeria
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