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HOUSE - POP - TECHNO
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2027
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Lineup in arrivo — lo pubblichiamo appena confermato.
3 edizioni da esplorare · futuro, live e passato
Numeri, sede e abitudini di casa
Prima che un’ex fabbrica FIAT potesse accogliere decine di migliaia di persone per Aphex Twin, Arca o Thom Yorke, Club To Club era quasi esattamente ciò che prometteva il nome: una notte trascorsa muovendosi fra diversi club di Torino. Nel 2002 un solo biglietto consentiva di entrare in più spazi e trasformava il percorso attraverso la città in parte dell’evento. Non esisteva ancora un’enorme sede centrale e nessuno parlava di avant-pop come manifesto. C’era un’intuizione molto più elementare: le comunità della notte non dovevano necessariamente restare chiuse nei propri locali. Potevano comunicare, scambiarsi pubblico e trasformare Torino, per alcune ore, in un unico grande dancefloor. C2C Festival è cresciuto da quella circolazione, ampliando tutto senza cancellare completamente l’idea iniziale.
Sergio Ricciardone, Roberto Spallacci e Giorgio Valletta svilupparono il progetto all’interno di Situazione Xplosiva, in una Torino che nei primi anni Duemila stava ridefinendo il proprio rapporto con la cultura contemporanea dopo decenni dominati dall’identità industriale. L’elettronica offriva il linguaggio ideale per questa trasformazione. Jeff Mills, Laurent Garnier o Ricardo Villalobos rappresentavano storie diverse di club culture e techno, ma C2C mostrò presto un interesse più ampio. Il punto non era difendere un sottogenere; era capire quali collegamenti potevano nascere fra artisti, luoghi e pubblici differenti. La curatela diventava così una maniera di leggere la città.
Dal 2007 Lingotto cambiò definitivamente la scala. L’ex complesso FIAT, uno dei simboli dell’industrializzazione torinese, offriva grandi spazi capaci di sostenere produzioni audiovisive monumentali e folle impossibili nei club originali. Tuttavia Club To Club non rinunciò alla struttura diffusa. Teatri, gallerie e istituzioni continuarono a entrare nel programma. Dal 2017 OGR Torino aggiunse un’altra architettura postindustriale fondamentale: antiche officine ferroviarie trasformate in centro per arte, tecnologia e performance. La storia del festival finì quindi per seguire da vicino la trasformazione fisica della città, riutilizzando proprio i monumenti del lavoro industriale come luoghi di cultura contemporanea.
Anche musicalmente il confine si allargò. L’elettronica smise di essere una categoria rigida e diventò un sistema di connessione. Kraftwerk poteva appartenere alla stessa storia di Thom Yorke; Aphex Twin a quella di Caroline Polachek; Autechre a quella di King Krule; Flying Lotus o Jamie xx potevano dialogare con rap, R&B, ambient, jazz e pop sperimentale. Con il tempo C2C iniziò a utilizzare la definizione avant-pop. Non significa semplicemente pop sperimentale, ma uno spazio dove cultura di club, canzone, ricerca sonora e performance possono contaminarsi. Un set costruito sulla pressione fisica del basso e un concerto fragile e quasi acustico possono quindi avere la stessa legittimità.
Torino Contemporary Art Week rende questa impostazione ancora più evidente. C2C arriva quando la città è già attraversata da mostre, fiere, gallerie, collezionisti e istituzioni culturali internazionali. Il festival non cerca di isolarsi da quell’ambiente; vi entra direttamente. OGR, Teatro Regio, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Combo Torino e altri spazi hanno ospitato concerti, incontri, talks e programmi diurni. Passare da una grande architettura industriale a un teatro o a un’istituzione d’arte contemporanea cambia naturalmente il modo di ascoltare. Per C2C il venue non è mai un contenitore neutro: è uno strumento della curatela.
La pandemia spinse questa filosofia verso una situazione estrema. Nel 2020 nacque CØC — The Festival As A Performance, con opere e performance realizzate in diversi luoghi culturali di Torino e trasmesse online. Invece di imitare davanti alle telecamere un festival che non poteva esistere fisicamente, l’organizzazione utilizzò l’impossibilità dell’incontro come materiale creativo. Nel 2021 tornò una presenza limitata in OGR e Fondazione Sandretto, ancora sotto la denominazione CØC. Non erano nuovi festival, ma capitoli sperimentali della stessa continuità. Quando nel 2022 tornò la XX edizione numerata, il nome C2C Festival descriveva ormai meglio un progetto che aveva superato da tempo il semplice passaggio fra club.
Il 2025 portò una cesura molto più dolorosa con la morte di Sergio Ricciardone. Il fondatore e direttore aveva incarnato per oltre vent’anni una parte decisiva della visione internazionale e curatoriale. La prima edizione senza di lui doveva dimostrare se quella cultura poteva continuare senza trasformarsi in una ripetizione nostalgica. Il risultato fu uno dei più forti della storia: 42.000 presenze, sold out per il quarto anno consecutivo e una quota record del 40% di pubblico internazionale. Nel frattempo C2C iniziava anche a muoversi fuori da Torino. Dopo l’esordio newyorkese del 2025, nel maggio 2026 una seconda edizione sold out occupò tre stage del Knockdown Center.
Dal 29 ottobre al 1° novembre 2026 il venticinquesimo anniversario riunirà tutte queste traiettorie. Arca, The Avalanches, Robyn, Kelela, Yung Lean & Bladee, Shygirl, Oklou, Theo Parrish, Grouper, Kode9 & RP Boo, Smerz, Carl Stone, ML Buch e molti altri rendono quasi inutile cercare un genere dominante. Lingotto tornerà a sostenere le grandi serate di venerdì e sabato, OGR aprirà e chiuderà il percorso e Teatro Carignano rientrerà dopo undici anni. Club To Club era iniziato collegando piccoli club attraverso un unico biglietto. Venticinque anni dopo, C2C collega fabbriche, teatri, istituzioni artistiche, città e scene internazionali attraverso la stessa intuizione: la musica diventa più interessante quando le si permette di attraversare confini.
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#2Regno Unito
1 edizioni · 2023
#3Stati Uniti
1 edizioni · 2023