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#1247
JAZZ - R&B - SOUL
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22–24 LUG 2027
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Lineup in arrivo — lo pubblichiamo appena confermato.
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16 edizioni da esplorare · futuro, live e passato
2026Cincinnati Music Festival 2026
Numeri, sede e abitudini di casa
Per un fine settimana d’estate, lo stadio sulle rive dell’Ohio River smette di appartenere soltanto al football. Famiglie intere arrivano insieme, gruppi viaggiano da altri stati e molti veterani continuano a chiamare l’evento semplicemente “Jazz Fest”, anche quando il cartellone è dominato da R&B, soul e hip hop. Quel soprannome sopravvissuto al tempo racconta Cincinnati Music Festival meglio di qualsiasi logo moderno. Pochi grandi festival americani hanno cambiato così tante volte nome, sponsor, venue e direzione musicale mantenendo però una continuità riconoscibile per oltre sessant’anni.
La storia ufficiale comincia nel 1962. Dino Santangelo e George Wein portarono Ohio Valley Jazz Festival al Carthage Fairgrounds dopo esperienze precedenti con festival di jazz in Indiana. Wein aveva già contribuito a trasformare il jazz festival in una vera istituzione culturale americana, mentre Santangelo conosceva profondamente il pubblico regionale. Il debutto di Cincinnati riunì Louis Armstrong, Duke Ellington, Dave Brubeck, Sonny Rollins, Gerry Mulligan, Coleman Hawkins, Horace Silver e Jimmy Smith, fra molti altri. Era ancora un evento completamente jazz, ambizioso fin dalla prima edizione e costruito con artisti che oggi appartengono direttamente alla storia della musica del Novecento.
L’aumento del pubblico portò presto verso luoghi più grandi. Crosley Field divenne un’importante sede prima del passaggio, nel 1971, a Riverfront Stadium. Intanto anche il suono stava cambiando. Soul, funk e R&B assumevano sempre più importanza, seguendo l’evoluzione della musica nera americana e del pubblico che riempiva lo stadio. I diversi sponsor produssero una lunga serie di nomi: Kool Jazz Festival, Kool Jazz Fest, Nissan Festival, Jazz Festival e Coors Light Riverfront Stadium Festival. Per il pubblico, però, la continuità era molto più forte delle variazioni commerciali. Molti continuarono semplicemente a dire Jazz Fest.
La capacità di incorporare nuove generazioni diventò il vero motore della longevità. Aretha Franklin, Marvin Gaye, Stevie Wonder, Patti LaBelle ed Earth, Wind & Fire appartenevano a un’epoca; Luther Vandross, Whitney Houston e New Edition a quella successiva; Mary J. Blige, Usher, Janet Jackson e diversi artisti hip hop ampliarono ulteriormente la linea temporale. Il jazz passò gradualmente da centro assoluto a radice storica, mentre R&B e soul occuparono il cuore del programma. Il rap entrò senza cancellare ciò che c’era prima. Cincinnati Music Festival non ha quindi cercato di conservare un genere immobile, ma una relazione duratura con il pubblico della musica nera americana.
Dopo il 2001 arrivò il momento più fragile. Cincinnati attraversava tensioni profonde dopo la morte di Timothy Thomas, i disordini e il successivo boicottaggio economico; la recessione seguita all’11 settembre complicava ulteriormente il quadro. Dal 2002 al 2004 non si svolse un’edizione a Cincinnati. Attività collegate comparvero temporaneamente a Detroit, ma il tradizionale festival sul riverfront rimase assente. Il ritorno del 2005 fu quindi una vera ricostruzione. Macy’s diventò title sponsor, Cincinnati Bengals sostenne la nuova partnership e Paul Brown Stadium — oggi Paycor Stadium — divenne la casa. Per dieci anni il nome ufficiale fu Macy’s Music Festival.
Nel 2015, con P&G come presenting sponsor, il festival recuperò un nome più diretto: Cincinnati Music Festival. In quel momento il weekend aveva già iniziato a superare i confini dello stadio. Festival513, mercati, feste, ristoranti, hotel pieni e successivamente Cincinnati Black Music Walk of Fame trasformarono Downtown Cincinnati in una rete di eventi collegati. Il festival produce oggi un impatto economico enorme, ma la sua importanza culturale appare soprattutto nell’abitudine del pubblico. Molti visitatori organizzano il viaggio ogni anno, spesso con gli stessi amici e familiari, e costruiscono intorno ai concerti una vera riunione sociale.
La pandemia cancellò le edizioni 2020 e 2021. Quando il festival tornò nel 2022 con Janet Jackson e Charlie Wilson, il sentimento era quello di una tradizione sospesa che finalmente poteva riprendere. Cincinnati Music Festival vive molto di questa fedeltà. Il lineup è importante, ma non deve reinventare completamente l’identità ogni anno. Una parte del pubblico ha conosciuto il festival come Kool Jazz, un’altra come Macy’s, un’altra ancora soltanto nella fase P&G. Tutti, però, riconoscono lo stesso rito estivo sulle rive del fiume.
Nel 2026 il programma rese evidente quanto fosse ampia ormai la cronologia musicale. Talib Kweli, DJ Spinderella, Hi-Tek e DJ Vader aprirono il giovedì con una celebrazione dell’hip hop. Venerdì, 803 Fresh, Ledisi, Tyrese e Nelly precedettero Charlie Wilson. Sabato Heatwave, Doug E. Fresh, Slick Rick, SWV, Trey Songz e Mary J. Blige chiusero il weekend. Funk anni Settanta, rap old-school, R&B anni Novanta e voci più recenti occupavano lo stesso stadio senza sembrare un collage casuale. Era piuttosto una storia familiare raccontata attraverso repertori diversi.
La prossima edizione è prevista dal 22 al 24 luglio 2027, ancora al Paycor Stadium. Il cartellone non è stato ancora annunciato, ma il ritorno fa già parte del calendario della città. Più di sessant’anni dopo Armstrong ed Ellington, la parola jazz non basta più per descrivere ciò che accade sul palco, ma rimane fondamentale per capire da dove proviene il festival. Cincinnati Music Festival è sopravvissuto proprio perché ha saputo distinguere fra ciò che poteva cambiare e ciò che non doveva perdersi. Sponsor, stadi e generi sono mutati; la tradizione di ritrovarsi ogni luglio sulle rive dell’Ohio continua a essere il vero headliner.
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