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ROCK
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1 edizioni da esplorare · futuro, live e passato
2023Festival au Pont du Rock 2023
Numeri, sede e abitudini di casa
Au Pont du Rock nacque nel 1989 su una scala che spiega ancora gran parte della sua personalità. A Le Roc-Saint-André, piccolo comune rurale del Morbihan, alcuni giovani decisero di organizzare direttamente i concerti che difficilmente arrivavano fino alla loro zona. La prima edizione riunì Happy Drivers, Les Wampas, Dead Grégory’s, Fils de Novembre e Sendero davanti a poche centinaia di persone, con la logica immediata di una scena punk e rock costruita più attraverso volontà collettiva che infrastruttura professionale. Negli anni successivi arrivarono Les Dogs, Les Garçons Bouchers, Les Satellites, Les Thugs, Dominic Sonic e Les Sheriff, mentre Les Enfants du Roc’k organizzavano anche altri concerti durante l’anno. Poco distante, Malestroit sviluppava parallelamente una propria attività culturale attraverso Malestroit Art et Culture, fra jazz, teatro, mostre, cinema e live music. Le due storie finirono per incontrarsi. Dopo le prime edizioni a Le Roc-Saint-André, Au Pont du Rock si trasferì a Malestroit nel 1995 e iniziò gradualmente a diventare non soltanto l’iniziativa di una piccola scena rock, ma una tradizione condivisa dall’intero territorio.
La fusione delle due associazioni nel 1999 creò Aux Arts Etc e diede al festival la struttura che continua ancora oggi a sostenerlo. La crescita non cancellò l’identità grassroots. Au Pont du Rock rimase un progetto associativo, preparato durante l’anno da membri locali e moltiplicato nei giorni del festival da centinaia di volontari. Questa continuità permise al programma di ampliarsi senza perdere del tutto le radici rock. Miossec, Louise Attaque, Mass Hysteria, Linton Kwesi Johnson, Burning Heads, Ska-P, Alpha Blondy, The Stranglers, Hubert-Félix Thiéfaine, Goran Bregović, dEUS, Tricky, Bad Religion e Archive appartengono a differenti fasi di un’evoluzione che introdusse reggae, dub, chanson, elettronica e world music. Nel 2006 l’evento passò ufficialmente a due giornate, aumentando il numero di artisti e rendendo il camping parte più importante dell’esperienza. Pur crescendo, il festival rimase molto più piccolo delle grandi produzioni francesi. Questa dimensione intermedia diventò un vantaggio: abbastanza grande per accogliere artisti internazionali, ma abbastanza vicino da conservare la sensazione di una festa realmente costruita a partire da Malestroit.
Con il tempo la parola “Rock” smise di funzionare come confine rigido e divenne piuttosto una dichiarazione di attitudine. IAM, Vitalic, Birdy Nam Nam, Wax Tailor, Kavinsky, Chinese Man, Bigflo & Oli, The Bloody Beetroots, MHD, PLK, Georgio, Eddy de Pretto, The Blaze, Tiakola, Niska, Dinos, Leto, Kerchak e Gazo portarono il festival verso hip hop, rap ed elettronica. Reggae e dub continuarono a essere rappresentati da Patrice, Horace Andy, Groundation, Danakil, Biga*Ranx, Tiken Jah Fakoly, Asian Dub Foundation e L’Entourloop. Le chitarre non scomparvero mai: Les Wampas, Mass Hysteria, The Toy Dolls, Bad Religion, Triggerfinger, Peter Doherty, The Murder Capital, Osees e The Libertines continuarono a rappresentare differenti generazioni rock. La coerenza non dipendeva più da un genere unico, ma dall’energia live. Anche il pubblico divenne intergenerazionale. Chi aveva conosciuto Au Pont du Rock attraverso Les Thugs o Ska-P poteva tornare decenni dopo e ritrovarsi accanto a giovani arrivati per Gazo o Zamdane, tutti all’interno dello stesso sito compatto, con camping vicino e una cultura associativa rimasta molto forte.
La storia conobbe anche momenti difficili. Nel 2003 il maltempo costrinse a cancellare un’edizione già preparata. Nel 2020 la pandemia eliminò completamente il festival previsto e nel 2021, invece di ricostruire immediatamente il formato classico sotto forti restrizioni, il team organizzò quattro serate di concerti outdoor. Nel 2022 arrivò un ritorno di tre giorni con IAM, Eddy de Pretto, Zola, Balthazar, Bon Entendeur e Panda Dub, prima di un successivo ritorno al formato di due giornate. La crisi più recente esplose dopo il 2025. Circa 17.500 ingressi lasciarono il festival sotto il punto di equilibrio mentre sicurezza, produzione tecnica, cachet e logistica erano diventati più costosi. La continuazione venne messa in dubbio. La risposta fu però perfettamente coerente con la storia associativa: raccolta fondi, mobilitazione di partner e un festival di sostegno nel novembre 2025 con Ko Ko Mo, Cachemire, Déportivo, Miossec e altri artisti. Il momento dimostrò quanto Au Pont du Rock fosse diventato importante non solo come evento, ma come infrastruttura culturale e affettiva per Malestroit.
La 36ª edizione del 31 luglio e 1 agosto 2026 diventò così una prova decisiva. Gaëtan Roussel, John Butler, Morcheeba, Superbus, Oxmo Puccino, Georgio, Synapson, Les Wampas, L’Entourloop, The Silencers e The Inspector Cluzo guidarono una programmazione più concentrata, completata da Cachemire, Sam Sauvage, Théa, Fragile, The Blue Butter Pot, Vonsharon e Child of Ayin. Fra quattordicimila e quindicimila ingressi furono registrati durante il weekend. Non erano i numeri delle annate più grandi, ma furono sufficienti perché l’associazione dichiarasse immediatamente che nel 2027 ci sarebbe stata un’altra edizione. In un momento storico in cui molti festival indipendenti europei stanno cedendo sotto il peso dei costi, questa continuità possiede un significato particolare. Au Pont du Rock non cerca di salvarsi diventando gigantesco. La sua forza rimane altrove: un’associazione nata da due gruppi di amici, centinaia di volontari che tornano ogni estate, una piccola città bretone capace di accogliere più generazioni di pubblico e una programmazione che continua a cambiare senza perdere completamente il rumore, l’indipendenza e l’ostinazione rock’n’roll con cui tutto era iniziato nel 1989.
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