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INDIE - JAZZ - POP
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1 edizioni da esplorare · futuro, live e passato
2023LongLake Festival 2023
Numeri, sede e abitudini di casa
LongLake Festival è un festival di jazz, indie e pop a Lugano, nel cantone Ticino, in Svizzera. La prima edizione fu nel 2011. Lo organizza la Divisione Eventi e congressi della Città di Lugano. Il palco è il lungolago, Piazza della Riforma e Parco Ciani, sulle rive del Lago di Lugano, il Ceresio. Claudio Chiapparino, allora alla guida del Dicastero Giovani ed Eventi e poi direttore artistico, ha pensato l’appuntamento dopo un’estate a Edimburgo. Il nome è una traduzione libera e volutamente goffa di «lungolago». La maggior parte del programma è gratuita. Alcuni concerti speciali si pagano per tenere in piedi il resto. Il municipio chiude il passeggio alle auto e si cammina tra palchi, bancarelle e riva.
Prima del festival Lugano già chiudeva il lungolago nei fine settimana estivi. La gente usciva in bici, pattini o a piedi, e dopo l’effetto novità si lamentò che la strada vuota non bastava. Chiapparino ha raccontato a Libera TV che serviva più impatto e che il festival di agosto in Scozia gli aveva dato il modello: occupare il centro per settimane, non un solo weekend. Nel 2013, terza edizione, il programma durava un mese e riuniva circa 250 atti con un budget di un milione di franchi. Una squadra stabile di una ventina di persone coordinava studenti e giovani all’accoglienza. Il bar Mojito, gestito dal dicastero, reinvestiva gli incassi. Il municipio voleva che il giovane organizzasse e che residenti e turisti usassero la città. La collaborazione tra dicastero eventi e turismo è nata lì. Il Ticino smetteva di essere solo un corridoio verso l’Italia o le Alpi.
La musica poggia su appuntamenti che a Lugano esistevano già e che LongLake ha finito per accogliere. Estival Jazz, fondato nel 1979 da Jacky Marti e Andreas Wyden, è entrato nel calendario estivo quando la Città ne ha evitato la chiusura e ha assunto la produzione. Per anni le serate jazz hanno riempito Piazza della Riforma a cielo aperto, con sedie in piazza e senza botteghino. Poi la formula è cambiata: parte delle serate è diventata a pagamento e il cartellone ha dialogato con la canzone d’autore e il pop. Il Boschetto del Parco Ciani concentra serate più intime. Il programma ufficiale vi ha portato Motta in versione piano solo e MILLE, che incrocia rock, teatro ed elettronica di scena. Indie e pop italiano stanno in quel bosco sul lago. I buskers percorrono il centro. Il jazz di piazza e il cantautore di parco non si escludono: si camminano nello stesso luglio. LongLake non ha inventato quelle scene; le ha messe sotto lo stesso tetto comunale.
Il formato è urbano e lungo. Non si compra un braccialetto per un campeggio. Si entra e si esce dalla città. Chi vive a Lugano tratta il festival come un’estensione dell’estate. Chi arriva in treno da Zurigo, Milano o Locarno scende in stazione e raggiunge il lago in pochi minuti. I battelli del Ceresio e i bus urbani legano quartieri e riva. Di giorno Parco Ciani è ombra, prato e famiglie; la sezione Family programma laboratori e spettacoli per tutte le età. Nel pomeriggio il lungolago si riempie di stand di cibo e di gente seduta sul muretto. Di notte Piazza della Riforma tiene le headliner di Estival Jazz mentre il resto del centro continua con teatro, incontri Words e arte urbana. ROAM e OFF aprono altre fasce. La maggior parte degli atti non chiede biglietto. Questo cambia il pubblico: vicini col passeggino, turisti senza piano e passanti fermati da un set sentito dal marciapiede. Il caldo di luglio sull’acqua si sopporta meglio che in un cortile di cemento. Se piove, la piazza si bagna e parte del programma si riorganizza; il lago resta.
La contraddizione è di scala e di prezzo. LongLake si presenta come uno dei più grandi open air urbani della Svizzera e, insieme, si percorre gran parte della mappa senza cassa. Chiapparino ha spiegato che un milione di franchi, spesi altrove in tre giorni, qui si allungano su settimane. Il risparmio va alla produzione e al passaparola. L’effetto movida, diceva, aiuta anche i bar che non sono il Mojito: la gente viene per la riva, non per un solo locale. Col tempo il programma si è concentrato: da un mese intero si è passati a una fascia di luglio più densa, con centinaia di concerti, teatro, installazioni e strada. Teatrionline ha contato più di trecento proposte in una di quelle edizioni, quando Estival Jazz e i buskers già condividevano il calendario con le altre sezioni. La Città, Lugano Region e le associazioni locali restano l’ossatura. Non è un promoter privato che affitta un campo: è un servizio comunale che usa la geografia del Ceresio.
Lugano sta nel tragitto tra stazione, piazza e parco. LongLake esiste perché quella distanza è breve e perché il lago obbliga a guardare l’acqua mentre suona il jazz o un pianoforte nel Boschetto. Il nome inglese goffo è una battuta di riva, non un marchio importato. Dopo più di un decennio resta una città che chiude il lungolago e lo fa diventare palco: Estival Jazz in Piazza della Riforma, cantautori al Parco Ciani, buskers in centro, e un pubblico che non ha bisogno del braccialetto per sentire gran parte dell’estate. Il Ceresio non è fondale. È il bordo del festival.
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