2023–2024

FUNK - JAZZ - SOUL

Locus Festival

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✓ 2 edizioni documentate — 29 artisti hanno partecipato

Quale hai fatto (o farai)?

2 edizioni da esplorare · futuro, live e passato

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Numeri, sede e abitudini di casa

Edizioni documentate22023–2024
Anni di storia22 annidal 2005
Paese abitualeMessico

Sul festival

Locus Festival è un festival di jazz, soul e funk a Locorotondo, nella Valle d’Itria in Puglia, Italia. La prima edizione fu nel 2005. Lo ideò e produsse Bass Culture Srl, con direzione artistica di Gianni Buttiglione, in collaborazione con il Comune di Locorotondo. Non è LOCUS, l’incontro junglist del Regno Unito. Non è un festival di un’altra regione italiana con nome simile. È la rassegna pugliese nata nel paese circolare il cui nome latino, Locus Rotundus, spiega il titolo e il legame col territorio.

Bass Culture si era formata nel 2001 con Vincenzo Bellini, Gianni Buttiglione, Paolo Corrado Salato e Mimmo Pizzutilo. Quattro persone del mondo musicale locale che volevano lavorare dalla Puglia, non andarsene. Nel 2005 il Comune chiese loro un festival che tirasse Locorotondo fuori dal vuoto estivo. Iniziarono nel centro storico, tra cummerse e piazze, con jazz e black music come asse. Il nome rimanda alla pianta circolare del borgo. Il logo riprende i trulli in cerchi concentrici. Il suolo non era un campeggio smontabile: era il paese stesso, con uliveti e valle a vista. Le prime edizioni furono dure da montare. Il salto di attenzione arrivò quando Franco Battiato suonò nel 2007. Da allora il festival si lesse fuori dalla provincia. L’estate pugliese pesa: caldo secco, ombra di ulivo e un pubblico che si muove tra il borgo e la masseria senza perdere l’orario del palco. Nel centro storico le cummerse e le piazze obbligano a un percorso a piedi; a Ferragnano il cortile di masseria concentra il volume tra muri di pietra.

Con gli anni la formula si aprì oltre il solo Locorotondo. Ci furono serate a Bari, sulla costa adriatica e in altri comuni pugliesi, sempre con il nucleo estivo nel paese bianco della Valle d’Itria. Masseria Ferragnano, alle porte del municipio, concentrò i concerti a pagamento tra ulivi e pietra. In centro, Piazza Aldo Moro ospitò incontri, cinema e set gratuiti. Il pubblico mescola vicini, villeggianti dei trulli e gente che arriva da Bari o Brindisi. Si arriva per strada stretta o con le Ferrovie del Sud Est. Non si attraversa un campo di tende come unica porta. Si scende al paese, si cammina o si prende un collegamento breve fino alla masseria. Di giorno c’è luce dura d’agosto e degustazioni locali. Di notte il volume sale accanto agli ulivi, non contro uno stadio di cemento. Le Ferrovie del Sud Est hanno figurato come vettore ufficiale in edizioni documentate, con collegamenti verso Locorotondo nelle sere di concerto.

Il cartellone spiega l’identità meglio di uno slogan. A Locorotondo sono passati Lauryn Hill, George Clinton, Seun Kuti con Egypt 80, Kings of Convenience, Paolo Nutini, Caparezza e, in cicli successivi, nomi di jazz contemporaneo e black music come Roy Ayers, Ezra Collective, Makaya McCraven, Sun Ra Arkestra o Fatoumata Diawara. Non è una lista da copiare su un poster. È la prova che il festival attraversa soul, funk e jazz senza rifiutare pop o rock quando il programma lo chiede. Lo stesso agosto può unire un set afrobeat e un headliner italiano di canzone. Il pubblico si muove tra la masseria a pagamento e la piazza libera. Chi cerca solo un macrofestival di franchise sbaglia scala. Chi cerca solo un club jazz da sala sbaglia paesaggio. Dal 2018 Tormaresca, del gruppo Antinori, compare come partner ufficiale legato alla degustazione di vini intorno al festival.

Non bisogna confondere questo Locus con LOCUS del circuito junglist britannico. Lì il nome punta a una bass culture da sound system nel Regno Unito. Qui Bass Culture è la società di Locorotondo e il quadro è la Puglia. Non è nemmeno un’altra città del Sud che usa “locus” come parola latina generica. Se un cartellone mostra un warehouse britannico e dice LOCUS, non è questo. Questo ha Locorotondo, Masseria Ferragnano, la Valle d’Itria e il 2005. L’omonimo si taglia con la mappa e con l’organizzatore. La produzione di Bass Culture descrive il montaggio come alzare e smontare una piccola città in pochi giorni, con fornitori locali stabili dall’inizio.

Locus Festival si legge come il festival di jazz, soul e funk che Bass Culture montò nel 2005 a Locorotondo e che poi allargò in Puglia senza lasciare il paese circolare. Il territorio non è scenografia: spiega perché il pubblico cammina tra trulli e ulivi. Il jazz e la black music non sono un ornamento estivo: sono il filo dalle prime edizioni. Bastano il nome latino del paese, la masseria e Bass Culture Srl per separarlo da qualsiasi LOCUS britannico. Il tragitto da Bari o dalla stazione taglia la confusione. Il suolo d’agosto, la piazza libera e il concerto tra ulivi fissano la scala. Così si legge il festival: Puglia, 2005, e un paese rotondo che ha prestato il nome.

Sito ufficiale · www.locusfestival.it

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FUNK

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SOUL

Scheda

Mese abituale
marzo
Durata tipica
6 giorni
Città abituale
Tulum
Città diverse
2
Paesi visitati
2
Serie più lunga
2 anni consecutivi
Organizzatore
Bass Culture Srl
Prima edizione
2005

Linea del tempo

Un artista all'anno, il migliore in classifica

Artisti ricorrenti

Quelli che compaiono di più nelle edizioni di questa franchise.