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2027Oya Festival 2027
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Øyafestivalen, Øya per chi vive a Oslo, è l'agosto di pop e rock a Tøyenparken. Una notte di club e quattro giorni di parco. La musica non parte prima delle 14. Il parco sta a poco più di un miglio a nord-est del centro, con alberi. Simon Godley, il 16 agosto 2026, scrive che il 98 per cento arriva a piedi, in bici o con i mezzi. L'app Broadcast, gratis, mostra la giornata per schivare gli scontri. L'ufficio è in Kjølberggata 21, 0653 Oslo. La posta è info@oyafestivalen.no. La pagina in inglese, letta il 28 settembre 2026, dice che l'inglese arriva presto. La prima pagina in norvegese resta intitolata con l'agosto già passato e vende merce. Gli anni successivi annunciati su quella pagina non si copiano qui.
Comincia nel 1999 nel giro dei club Paragrafen, So What!, Last Train e Betong, al Chateau Neuf, con Claes Olsen davanti. Music Norway, il 6 agosto 2019, lo chiama fondatore, proprietario e chi monta il cartellone, e scrive anche Cleas, con la lettera cambiata. I primi due anni sono a Kalvøya, a Bærum, e il nome viene da lì. La voce di Wikipedia dice 1.000 persone all'inizio; la tabella dello stesso articolo mette 1.200 nel 1999. Le due cifre restano. Nel 2001 passa a Middelalderparken e ci resta fino al 2013. Dal 2014 il parco è Tøyenparken. La tabella arriva a 85.000 nel 2009 e nel 2010, e a 99.000 nel 2019. Il 2020 e il 2021 si annullano. Nel 2018 si vende a Superstruct, di Providence. Nel 2024 quella società passa a KKR. VG, il 6 agosto 2025, racconta proteste con sacchi per cadaveri per investimenti legati alla riva occidentale. Dal 2010 Miniøya è un'altra festa, a giugno, per bambini, con la fondazione dello stesso nome. Øyanatt sono i club intorno.
Mercoledì 12 agosto 2026 Godley scende alla stazione Tøyen della T-bane poco dopo mezzogiorno e sente la prova di The Cure. Se ne va quasi undici ore dopo. Candura, di Oslo, apre la giornata con un solco di bossa. Ole Kirkeng porta la pedal steel. Nonne, da Tromsø, entra in ritmi che si ripetono. ARY fa electro-pop scuro. Arthur Verocai arriva con orchestra. Dove Ellis esce con Tiny Montgomery, di Bob Dylan e The Band, in sottofondo, e poi Heaven Has No Wings sale. Amyl and the Sniffers, con Amy Taylor, non gli lascia un titolo. Quel mezzogiorno si spera un'eclissi solare: se le nuvole si aprono, Oslo vedrebbe l'83 per cento. Lui non dice se si è vista.
The Cure chiude quella notte. Ellise Shafer, su Variety il giorno dopo, scrive che Robert Smith guarda e sorride i primi cinque minuti, in nero, mentre la band apre Alone, dal disco del 2024. Seguono Pictures of You, High, dove mima un verso che qui non si copia, e Lovesong, che il pubblico canta. Dopo In Between Days e Just Like Heaven si asciuga gli occhi e dice che quella canzone è strana, che a volte l'ultimo tratto gli resta. Play for Today e A Forest lasciano Smith e Simon Gallup schiena contro schiena. Il tratto principale chiude con Endsong, l'altro pezzo di quel disco. Il bis è di dieci: in Lullaby finge che un ragno salga e lui lo mangi; in The Lovecats miagola; in Close to Me lascia la chitarra e attraversa il palco. Presenta Boys Don't Cry come se fosse nuova. Godley misura 140 minuti e 28 pezzi, e chiude anche con Boys Don't Cry. Variety parla di due ore e mezzo. The Independent mette Lovesong dentro il bis di dieci, non al quarto posto. Godley conta cinque compagni sul palco. Variety nomina Gallup, Roger O'Donnell, Jason Cooper e Reeves Gabrels. Norway Rock aggiunge Eden Gallup, figlio di Simon, a chitarra e tastiere.
Giovedì, Nick Cave and the Bad Seeds. Cave presenta Tupelo come una canzone della pioggia e dice che l'80 per cento delle sue parla di pioggia. Cadono alcune gocce. Seguono Get Ready for Love, From Her to Eternity con lui sui palmi del pubblico, The Weeping Song con il violino di Warren Ellis, Jubilee Street già senza giacca, e Hollywood come penultima, con il coro. Jalen Ngonda canta da solo Baby What You Want Me To Do, di Jimmy Reed. Wilco fa Impossible Germany. Venerdì una barca, la MS Bjørvika, parte verso Bleikøya con Girl Group, uno in meno per malattia. Domenica il gruppo è al completo e chiude un titolo: Shut Your Mouth (Sometimes). Quella domenica Dagny è in testa senza un brano annotato. Ravyn Lenae, scritta anche Levae, apre Genius e, 17 pezzi dopo, chiude Love Me Not. CMAT, con sette musicisti, chiede a Oslo di chinarsi ed entra in The Jamie Oliver Petrol Station. Lily Allen esegue il disco intero nel campo. Godley chiama lo spettacolo West End Girls. The Independent lo chiama West End Girl e gli dà 55 minuti, con camera rosa, frigo e divano.
Gli utenti di setlist.fm annotano 29 pezzi dei Cure, dalle 20:40 alle 23:00, e quella lista è loro, non di Shafer. L'ordine che lei pubblica sta in 28. Dopo quel fine settimana la prima pagina resta aperta. Una data di club successiva, al Parkteatret, resta annunciata e non si cammina. Le cifre di anni che non sono ancora accaduti non entrano in questa scheda.
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Un artista all'anno, il migliore in classifica
Quelli che compaiono di più nelle edizioni di questa franchise.
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1 edizioni · 2023
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