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HOUSE - JAZZ
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1 edizioni da esplorare · futuro, live e passato
2023Jazz:Re:Found 2023
Numeri, sede e abitudini di casa
Nelle colline del Monferrato il jazz non cerca uno stadio. Cerca una villa a Cella Monte, borgo del patrimonio Unesco, e un orecchio che era già passato da Vercelli e da Torino. Jazz:Re:Found nacque nel 2008 da Denis Longhi e Andrea Varini, dopo che nel 2007 avevano fondato l’Associazione Casanoego. L’ispirazione dichiarata era The Big Chill britannico: un festival dove concerto e DJ set convivono, dove il jazz sta accanto all’elettronica e alla black music senza chiedere scusa al club. Il nome, con i due punti, sembra un archivio riaperto. Il gesto è di chi rincontra un genere e lo siede accanto a Four Tet o a Moodymann.
La prima edizione fu gratis a Vercelli. Le cifre che circolano — dalle millecinquecento alle duemilaottocento persone — conviene trattarle come intervallo citato, non come botteghino ufficiale. Conta il gesto: un festival piemontese che comincia regalando l’accesso, a scala umana, prima di trasferirsi. Poi arrivò Torino, e verso il 2016 le cronache situano l’afflusso vicino alle diecimila. Quel salto di città non cancella Vercelli: lo spiega. Casanoego imparò a riempire una notte gratuita e, con gli anni, a sostenere un fine settimana più largo nella capitale piemontese e, dopo, nel Monferrato.
Cella Monte fissa oggi la geografia che il pubblico percorre. Quattro giorni di festival più un’inaugurale: non un solo sabato e non un mese di residenze. Un arco corto in un paese di colline, vigne e mattone, lontano dal turismo di massa della costa. Chi arriva capisce che il tragitto fa parte del rito: auto o treno fino al Monferrato, strade tra i borghi, la villa come recinto. Niente bowl, niente parcheggio da stadio. Un borgo Unesco che accetta, in quei giorni, di udire concerti e set dove di giorno si ode il silenzio delle cantine.
L’identità musicale è l’incrocio che The Big Chill aveva provato in Inghilterra e che Longhi e Varini tradussero in Piemonte: jazz e house nello stesso arco, elettronica e black music come parenti, non come ospiti di un altro cartellone. Il curriculum del festival cita, per spiegare quell’ampiezza, nomi che non sono ornamento: De La Soul e Afrika Bambaataa dal lato hip-hop e cultura di pista; Grandmaster Flash e Moodymann del mestiere di DJ; Four Tet e The Cinematic Orchestra dell’incrocio tra elettronica e composizione; Ludovico Einaudi dell’orecchio italiano che non ha bisogno di un club per riempire una villa. Quei nomi datano una generazione di programmazione; non trasformano il testo in elenco.
L’esperienza parte dal paese. Si cammina tra vicoli, si cerca ombra di luglio o della data che cade, si entra in un concerto e si esce verso un DJ set quando l’inaugurale o la notte lo chiedono. Il pubblico mescola gente arrivata da Torino, da Milano o da più lontano con vicini del Monferrato che all’improvviso hanno un festival in porta. Niente camping di valle a scala di macroincontro; alloggio di collina, agriturismo, la scelta di dormire vicino o tornare a valle. Di giorno Cella Monte sembra visita Unesco; di notte, quando house e jazz si danno il turno, lo stesso mattone suona da rincontro.
Casanoego non è un logo vuoto. È l’associazione del 2007 che permette a due nomi — Longhi, Varini — di reggere un progetto che ha cambiato città senza cambiare tesi: il jazz si rincontra quando lo si lascia ballare. Quella tesi evita il conservatorio all’aperto tanto quanto il rave senza memoria. A Vercelli era una notte regalata; a Torino, una scala di migliaia; a Cella Monte, un borgo che presta il silenzio e il patrimonio. Ogni trasloco ha guadagnato paesaggio o capienza; nessuno ha chiesto al festival di diventare solo una delle due cose.
Chi confronta Jazz:Re:Found con un festival di jazz da teatro sbaglia porta. Chi lo confronta con un warehouse torinese anche. Il punto medio — villa Unesco, quattro giorni, inaugurale, concerti e DJ set — è il carattere. Il caldo delle colline, la polvere delle strade, il vino del Monferrato sui tavoli intorno non sono depliant: sono la condizione pratica per ascoltare Einaudi o Four Tet lontano da un recinto anonimo. Il paesaggio lavora. Il cartellone, quando cita quei nomi, conferma soltanto che l’orecchio ha voluto essere largo fin dall’inizio.
Il lascito dell’incontro non è aver copiato The Big Chill. È aver dimostrato che un’associazione piemontese poteva, dal 2008, partire gratis a Vercelli, crescere a Torino verso le diecimila e poi sedersi a Cella Monte senza rinunciare all’incrocio di jazz e house. Longhi e Varini non hanno chiesto uno stadio. Hanno chiesto un paese e una tesi di rincontro.
Jazz:Re:Found resta il patto tra Casanoego e un Monferrato che accetta, quattro giorni più un’inaugurale, di parlare improvvisazione e pista nella stessa villa. Da Vercelli al mattone Unesco, dalle millecinquecento all’intervallo di Torino, il festival mostra che il jazz italiano di collina non aveva bisogno di un campo gonfiabile. Aveva bisogno di due fondatori, di un’associazione del 2007 e di un orecchio disposto a sedere De La Soul accanto a Einaudi.
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