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HOUSE - TECHNO
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1 edizioni da esplorare · futuro, live e passato
2023Jika Jika Festival 2023
Numeri, sede e abitudini di casa
Derry non ha bisogno di una lezione su che cosa sia una festa. Prima di essere festival, Jika Jika era il nome di serate house e techno che in città avevano già fama. Nel 2018 quell’orecchio si allungò su un recinto all’aperto: Ebrington Square, con il Foyle e il Peace Bridge in vista. Il primo gesto non fu affittare un campo di fiera anonimo. Fu piantare un giorno da club su una piazza che la carta politica dell’Irlanda del Nord carica già di senso. Chi arriva dall’altra sponda del fiume non entra in un campo da campeggio. Entra su un’esplanade urbana dove il ponte della pace resta dietro le cabine.
Le cronache di iHouseU ricordano l’esordio e la seconda edizione del 2019 sulla stessa piazza: Mall Grab, Special Request, Green Velvet, Eats Everything, Layton Giordani. I nomi situano l’orecchio — house, techno, quella zona in cui un DJ rifiuta una sola etichetta — e non devono trasformare il testo in locandina. Jika Jika Festival non nacque come filiale di un’etichetta berlinese. Nacque come una festa di Derry che decise che la città poteva reggere un giorno di nomi grandi senza trasferirsi a Belfast. La scala che Mixmag citò più tardi — circa quattromila persone — sta in quella tesi: abbastanza per un headliner internazionale, abbastanza vicino per restare della città.
La pandemia cancellò il 2020. Nel 2021 il festival tornò come Drumcode special: Adam Beyer e Joseph Capriati guidarono un giorno al Boneyard, in periferia, con un cartellone interamente techno. Il cambio di sede non è una nota di produzione. È un cambio di contratto: dalla piazza vicino al ponte a un cortile più grezzo, da un orecchio misto a un’etichetta svedese. Chi andò a Ebrington e chi andò al Boneyard non calcò lo stesso suolo. Calcò la stessa ostinazione: Derry vuole techno in agosto, anche se bisogna cambiare scatola.
Nel 2022 la carta si allungò di nuovo. Il festival prese Malin Head, in Donegal, il capo più settentrionale d’Irlanda, con Sasha in testa a un fine settimana di due giorni. Skiddle scrisse di un trasferimento nel townland di Ardmalin e di un paesaggio di costa. Chi immagina Jika Jika solo come piazza urbana sbaglia capitolo. Il carattere si costruì spostandosi: piazza, cortile, capo. L’elettronica di Derry non si legò a un solo codice postale. Si legò a un orecchio e a un ponte festivo d’agosto.
Nel 2023 l’incontro tornò a Ebrington Square, una domenica d’agosto, di nuovo con Green Velvet e Sasha. Il ritorno alla piazza non cancella Malin Head. Ne fa un capitolo di costa dentro una storia urbana. Chi cammina Ebrington capisce perché scelsero quel suolo la prima volta: il fiume, il ponte, il centro a portata, un recinto che non chiede ore di viaggio. L’house suona di nuovo dove l’esordio la piantò. Il pubblico locale non ha bisogno di una carta del Donegal per arrivare.
L’esperienza cambia con ogni scatola e condivide comunque un ritmo. Si arriva a piedi o con un tragitto breve se si è a Derry; si attraversa il paese se si viene da più lontano. Non serve inventare un campeggio da decine di migliaia. C’è un giorno — a volte due — di DJ, un recinto che si percorre senza perdere di vista l’acqua o il cielo del Donegal, e un after che, in una città di questa scala, si dissolve nelle stesse feste che esistevano prima del festival. Il tempo irlandese d’agosto può essere vento e rovescio; il pubblico di elettronica all’aperto conosce già quel contratto.
Non c’è un organizzatore con biografia pubblica verificata oltre il nome Jika Jika, quello di un collettivo di feste di Derry. Il dato che manca non si riempie. Ciò che regge è l’arco: 2018 a Ebrington, 2019 sulla stessa piazza, 2020 vuoto, 2021 Drumcode al Boneyard, 2022 a Malin Head, 2023 di nuovo al Foyle. Ewan McVicar, Special Request e Eclair Fifi appaiono nelle cronache del 2024; confermano che l’orecchio resta club britannico e irlandese, e non sono qui per vendere una stagione.
Jika Jika Festival si capisce meglio come una festa di Derry che ha rifiutato di restare in sala. Tra il Peace Bridge e Malin Head, tra Green Velvet e un giorno Drumcode, tra la piazza e il capo, house e techno dell’Irlanda del Nord hanno un agosto che non chiede permesso a Belfast. La città presta il ponte; il collettivo presta l’orecchio. Resta elettronica all’aperto su una carta che si muove con il vento del Foyle, e quella mobilità è tutta la sua identità.
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